A novembre, il Sig. S., un uomo di 69 anni, si è recato presso una casa di cura a Roma per sottoporsi a un intervento per emorroidi e per la riparazione di un’ernia inguinale bilaterale.
Durante il ricovero, vennero eseguiti diversi esami, tra cui una TC e una risonanza magnetica che evidenziarono una formazione linfonodale sospetta in sede preaortica, potenzialmente riconducibile a un processo neoplastico. Tuttavia, nessun approfondimento diagnostico fu prescritto, né venne fornita alcuna indicazione di follow-up al momento della dimissione.
Lesione retroperitoneale di natura cancerosa
Quattro anni più tardi, il Sig. S. viene ricoverato in condizioni gravemente compromesse: i medici rilevano una lesione retroperitoneale di grandi dimensioni, di natura cancerosa, ormai inoperabile.
In seguito a un rapido aggravamento del quadro clinico, il paziente decede il 10 maggio in un ospedale romano.
Il nesso tra errore medico e decesso:
Le perizie medico-legali, svolte durante il procedimento per accertamento tecnico preventivo e successivamente confermate in giudizio, hanno attribuito responsabilità diretta ai sanitari della casa di cura romana in cui il Sig. S. era stato ricoverato.
I consulenti tecnici d’ufficio hanno evidenziato che erano già presenti elementi che avrebbero dovuto portare a una diagnosi precoce della patologia oncologica. Il mancato inquadramento diagnostico ha determinato un grave ritardo nella cura della malattia, compromettendo seriamente le possibilità di sopravvivenza del paziente. Secondo i periti, un trattamento tempestivo avrebbe potuto garantire molti anni di vita in più.
Responsabilità della struttura Sanitaria e il risarcimento
La famiglia del Sig. S. si è rivolta allo Studio Legale Sgromo, che ha esaminato il caso e ha deciso di avviare un iter legale ai fini di ottenere un risarcimento per i familiari della vittima.
Sotto il profilo giuridico, il Tribunale di Roma ha ritenuto sussistente la responsabilità della struttura sanitaria. Il nesso causale tra la condotta omissiva dei medici e il decesso è stato ritenuto evidente, in base alla “regola della preponderanza dell’evidenza”: se i sanitari avessero rispettato le linee guida e approfondito la lesione, il paziente avrebbe avuto concrete possibilità di sopravvivenza.
Il danno biologico e la perdita di chance è stata stimata in oltre 670.000 euro, importo che è stato infatti incassato dalla famiglia del Sig. S.
