Caso Nappi – Errata diagnosi in Pronto Soccorso

Risarcimento per danno causato da errori medici da pronto soccorso

R. N., un ragazzo di appena 19 anni, a causa di forti cefalee persistenti da mesi, stante l’inefficacia delle terapie applicate, si recava presso il P.S. di Ci. Ca., ove gli veniva prescritta nuova terapia. Dopo qualche giorno, non trovando giovamento, si recava al PS. Dell’O. San P., ove dopo visita, in seguito a diagnosi di sinusite, veniva prescritta ulteriore terapia.

Il mal di testa non accennava a scomparire ma diventava sempre più forte tanto da rendere necessario un ricovero in emergenza presso il P.S. dell’O. San P., ove i sanitari erroneamente diagnosticavano meningoencefalite.

Veniva dopo poco trasferito presso l’Ospedale Sp. con diagnosi di sospetta meningoencefalite virale, ma non venivano richiesti accertamenti urgenti. Dopo pochi giorni il giovane decedeva, con diagnosi di “meningo-encefalite (ndd). Insufficienza respiratoria acuta – coma – trombosi venosa dei seni intracranici (sn) – infarto cerebrale sin – morte encefalica”.

Morte per errata diagnosi e mancanza di indagini cliniche

A seguito di tanto, al fine di accertare le responsabilità delle Strutture i sig.ri M. e N., in proprio e nella qualità di eredi del giovane R. N., proponevano ricorso per A.T.P. ai sensi dell’art. 696 bis c.p.c..
Esperito con esito negativo il tentativo di conciliazione, veniva consegnata la versione definitiva dell’elaborato peritale, nel quale i Consulenti  nominati riscontravano una responsabilità dei sanitari di entrambe le Strutture resistenti.

Per la precisione,  lo Studio Legale Sgromo accerta una percentuale di responsabilità medica valutabile nel 55% a carico dell’O. San P. ed una percentuale del 45% a carico dell’O. Sp., per non aver considerato la sintomatologia manifestata dal giovane R., per avere errato nella diagnosi di meningite (in luogo di quella corretta di trombosi dei seni), per non aver eseguito le dovute indagini diagnostiche e la terapia adeguata.

“Il processo sinusitico acuto è stato trattato con superficialità e leggerezza sin dall’inizio del suo esordio”.

Nella fattispecie sono state negate al paziente chance di sopravvivenza.” 

Così si sono pronunciati i CC.TT.UU. nel proprio elaborato peritale.

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