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Danno da parto gemellare prematuro

Risarcimento ottenuto

2.200.000 €

Caso seguito da:

Il caso in esame riguarda una gravidanza gemellare biamniotica bicoriale (ogni feto ha la sua placenta con la sua membrana esterna chiamata “corion” e il suo sacco amniotico) con nascita dei feti alla 31° settimana di gestazione, entrambi affetti da un diverso tipo di tetraparesi spastica dovuta alla paralisi cerebrale.

ROTTURA PREMATURA DELLE MEMBRANE IN GRAVIDANZA

Il 10 giugno, la gestante, trentatreenne primipara alla 31° settimana di gestazione, veniva ricoverata presso il reparto di ostetricia e ginecologia, con diagnosi di P-PROM (rottura prematura delle membrane in gravidanza pretermine).

Prima del ricovero, la signora aveva eseguito un’ultima ecografia ostetrica-flussimetrica presso il suddetto nosocomio che era risultata nella norma.

All’ingresso in struttura si rilevava la rottura delle membrane, contrazioni leggere, liquido amniotico limpido e movimenti fetali in assenza di perdite ematiche.

LA DOCUMENTAZIONE CLINICA PRE-PARTO

Non vi sono, nella documentazione riportata, dati circa la progressione della vicenda clinica fino al parto né vengono annotati gli esiti dei controlli clinico-strumentali ostetrici.
I tracciati cardiotocografici eseguiti risultavano normali secondo tutte le variabili considerabili: non vi erano quindi segni di sofferenza fetale.

Infine manca qualsivoglia prova ed evidenza di presenza di attività contrattile dell’utero, con assenza di contrazioni nel tracciato cardiotocografico: non risulta infatti dimostrato l’inizio del travaglio.

PARTO CESAREO

Venivano eseguiti dal personale sanitario i tracciati e i monitoraggi per circa 2 ore e, dopo la visita ginecologica si decideva di far predisporre la sala operatoria per effettuare il parto cesareo.

Gli esami ematochimici mostravano una lievissima leucocitosi, peraltro compatibile con la gravidanza per cui, previa somministrazione di antibioticoterapia, si procedeva al parto cesareo.

 

LA NASCITA DELLE GEMELLE

Alle ore 5:50 del mattino nascevano due bambine, di basso peso, premature, entrambe con distress respiratorio ed entrambe sottoposte a ventilazione meccanica per circa 36 ore.

La madre veniva dimessa due giorni dopo ma le bambine restavano ricoverate per un lungo periodo (43 giorni) in Terapia Intensiva Neonatale.

Qualche mese più tardi si apprendeva che la sofferenza perinatale aveva portato alla paralisi cerebrale infantile con conseguente tetraparesi spastica, nonostante le rassicurazioni dei sanitari ai genitori sulle condizioni di salute delle neonate per tutto il periodo della terapia neonatale.

 

ERRATA GESTIONE DEL PARTO

La valutazione specialistica predisposta dai Consulenti Tecnici di Parte dello Studio Legale Sgromo afferma:

Gli esiti neonatali sono collegabili alla prematurità e al distress respiratorio alla nascita: la prematurità poteva e doveva essere attenuata da una strategia di vigile attesa prevenendo o contrastando un iniziale travaglio; il distress respiratorio poteva e doveva essere attenuato da un completo ciclo cortisonico atto a migliorare la funzionalità polmonare.

In definitiva è stata riscontrata un’errata gestione del parto che ha determinato la paralisi cerebrale e la conseguente tetraparesi spastica, privando le due bambine di significative chances di un migliore outcome neonatale.

Il doveroso e diverso comportamento assistenziale avrebbe mitigato i naturali esiti collegabili alla prematurità.

IL RISARCIMENTO OTTENUTO

A seguito di una complessa attività di mediazione portata avanti dallo Studio Legale Sgromo, la struttura sanitaria riconosceva una congrua somma quale risarcimento del danno subito dalle minori e dai loro genitori: l’accordo transattivo ha previsto, infatti, la corresponsione dell’importante somma di € 2.200.000.

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