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Parto distocico e asfissia perinatale

Risarcimento ottenuto

2.000.000 €

Caso seguito da:

Il caso riguardante la Sig.ra Y., nell’ambito della responsabilità medica e del risarcimento del danno, rientra nelle casistiche più gravi della medicina legale.

Si tratta infatti della nascita di una bambina che ha riportato un’invalidità che l’accompagnerà per tutta la vita.

UNA GRAVIDANZA REGOLARE

 Il 26 febbraio alle 17:35, la Sig. Y. viene ricoverata presso il reparto di Ginecologia e Ostetricia dell’Ospedale Alpha poiché ormai giunta al termine di una gravidanza decorsa in modo fisiologico e regolare.

Durante la gestazione vengono effettuate sei ecografie di cui le ultime due in prossimità del parto, tutte clinicamente nella norma e tutte effettuate nello stesso ospedale. Tuttavia, soprattutto nelle ultime ecografie effettuate, non viene mai fatta una stima del peso fetale.

ANOMALIE NEL TRACCIATO CARDIOTOCOGRAFICO

All’atto del ricovero anche la cardiotocografia (CTG), cioè il monitoraggio del battito del feto e delle contrazioni, risulta nella norma e il travaglio attivo inizia poco dopo le ore 22:00, procedendo in maniera regolare.

Eppure, alle ore 4:45 del 27 febbraio il ginecologo di guardia, che era già stato avvertito una prima volta alle ore 3:30 per la presenza di un tracciato anomalo, viene nuovamente allertato dall’ostetrica e, dopo aver valutato il tracciato cardiotocografico, nell’impossibilità di eseguire ormai parto cesareo, decide di optare per un parto operativo che si rivelerà essere molto difficoltoso ovvero distocico (dal greco “dys”, che significa difficile, e “tokos”, che significa nascita).

PARTO DISTOCICO

 I sanitari effettuano numerose manovre di Kristeller (pressioni manuali sul fondo uterino durante le contrazioni) senza riuscire a far procedere la Parte Presentata.

Per tale motivo, viene allertato il neonatologo ed effettuata una episiotomia mediolaterale destra (incisione per facilitare il passaggio del feto durante il parto vaginale) procedendo all’utilizzo della Ventosa Ostetrica fino all’espletamento del parto che avviene alle 5:20 del mattino.

Il feto, di sesso femminile, nasce con un peso di 3920 gr, fortemente depresso, con presenza di liquido amniotico tinto e con un indice di Apgar pari a zero, quindi in assenza di parametri vitali.

Viene subito intubata, ventilata, le viene praticato massaggio cardiaco e somministrata adrenalina grazie alla quale il battito finalmente compare.

CONSEGUENZE DELLA NEGLIGENZA MEDICA

 A seguito al parto distocico, la bambina viene ricoverata in terapia intensiva neonatale dove rimane per quasi 5 mesi. Quando viene dimessa la diagnosi è di:

grave asfissia perinatale con tetraparesi, encefalopatia ipossico ischemica, encefalomalacia multicistica, convulsioni neonatali, reflusso gastroesofageo”.

Infatti, la piccola viene gastrostomizzata all’età di 4 mesi per grave compromissione della deglutizione e, a causa di una persistente insufficienza respiratoria, entra ed esce ripetutamente dall’ospedale fino a doversi sottoporre, 3 anni dopo, anche all’intervento di tracheostomia.

La Sig. Y. vive sola con la figlia, non lavora e sta tutto il giorno con la piccola che non sostiene né tronco, né capo, ha problemi neurologici gravissimi. Ha anche problemi di termoregolazione molto gravi e problemi renali.

Effettua circa 30 somministrazioni farmacologiche al giorno e sono necessarie due ore per preparare i farmaci e due ore per vestirla e svestirla. Si alimenta per mezzo della stomia e presenta crisi cerebrali ed apnee.
È attaccata ad un respiratore per l’aggiunta di ossigeno alla stomia e ha ulcere ripetute agli occhi e per questo porta degli speciali occhialini, che creano camera umida.

SULLA RESPONSABILITÀ DELLA STRUTTURA SANITARIA

Il consulente tecnico di parte, medico specialista in Ostetricia e Ginecologia, chiamato dallo Studio Legale Sgromo a valutare il caso della Sig.Y. e sua figlia, si è così espresso:

…la gravidanza della paziente era decorsa in maniera fisiologica e tutti gli esami ematochimici effettuati, nonché le ecografie, erano tutte nella norma. I sanitari che seguirono la parte finale della gravidanza e il travaglio ebbero un comportamento censurabile per:

    1. Non aver effettuato una stima del peso fetale, pur essendo facilmente intuibile che sarebbero insorte problematiche nella discesa del feto nel canale del parto, dato l’importante peso della neonata in una donna di costituzione minuta (1,54m di altezza e peso pregravidico di 48kg);
    2. Non aver riconosciuto un cardiotocogramma anormale;
    3. Non aver agito correttamente su un CTG anormale.

PROFILI DI COLPA MEDICA:
IMPERIZIA NEGLIGENZA IMPRUDENZA DEI SANITARI

Si sono quindi configurati i profili di colpa medica consistenti in:

Imperizia: condotta attiva e/o omissiva tenuta in deroga dalle regole di condotta che il professionista medio, di pari grado e livello, avrebbe osservato per risolvere lo stesso caso.

Nel caso di specie, questa si è resa evidente nel non aver riconosciuto e/o non aver correttamente valutato i “sospetti” segnali già presenti fin dalle ore 3:30, quando venne allertato la prima volta il medico di guardia. Segnali via via sempre più gravi fino ai chiarissimi segnali patologici presenti nel CTG dalle 4:10, quando il medico di guardia venne allertato la seconda volta.

Negligenza: Condotta passiva e/o omissiva dovuta a noncuranza o disattenzione da parte di chi, invece, avrebbe potuto e dovuto agire.

Essa si è resa evidente nella mancata effettuazione di una stima del peso fetale nei giorni precedenti (l’ultima ecografia venne effettuata addirittura il giorno precedente il ricovero), oltre al colpevole atteggiamento passivo/omissivo nella valutazione di un CTG con segni manifestatamente preoccupanti.

Imprudenza: Condotta attiva avventata di colui che non tiene conto delle regole cautelari dettate dalla ragione e dall’esperienza e tale da costituire un pericolo.

Questo atteggiamento è evidente nel non aver posto in essere tutti i comportamenti e le cautele idonei ad evitare danni prevedibili. Era infatti prevedibile che i segnali patologici evidenziatisi in vari momenti nel CTG e l’eccessiva dilatazione del periodo espulsivo avrebbero procurato l’asfissia, causa di danno neurologico al neonato sotto forma di encefalopatia ipossico-ischemica e di paralisi cerebrale.

IL NESSO CAUSALE

Sulla scorta di quanto appena detto, appare evidente che le gravissime conseguenze prodottesi sulla neonata siano da collegarsi causalmente ai colpevoli errori del personale dell’Ospedale Alpha.

Infatti, emerge con evidenza il rapporto causale tra la condotta colpevole dei sanitari che gestirono il parto della Sig.ra Y. e la grave condizione asfittica e i gravissimi danni neurologici da cui è attualmente affetta la bambina.

Le numerose manovre di Kristeller effettuate e i numerosi tentativi di applicazione della Ventosa Ostetrica conducevano all’asfissia e, di conseguenza, alla lesione all’integrità psicofisica della bambina.

È possibile riscontrare come fosse necessario un tempestivo intervento di taglio cesareo al riscontro delle prime sofferenze fetali. Ciò avrebbe comportato, con elevata probabilità, un’assenza di sofferenza ischemica e il quadro di tetraparesi e severa compromissione dello stato generale cui è affetta la bambina, evidenziandosi dunque nesso di causalità tra la condotta dei sanitari e gli esiti riportati.

I DANNI

Tenuto conto delle gravi patologie riportate dal parto distocico e vista la totale dipendenza dalla madre o comunque da terzi, si può parlare per la piccola X. di danno biologico al 100%.

Anche la Sig.ra Y. ha subito un danno alla capacità lavorativa pari al 100% dovendo occuparsi della figlia in modo continuativo, oltre alla sofferenza morale derivante dalla compromissione totale delle capacità psicofisiche della propria figlia.

È evidente dunque il rilievo del danno morale e da lesione del rapporto parentale ai fini del risarcimento del danno non patrimoniale oltre, naturalmente, a quello biologico.

Il RISARCIMENTO

 Lo Studio Legale Sgromo ha esperito un ricorso ai sensi dell’art. 696-bis c.p.c. contro la struttura sanitaria Alpha ed ha ottenuto per il caso della Sig.ra Y. e sua figlia X., un risarcimento del danno per l’importante importo di 2.000.000€.

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